La meditazione, a cura del pastore Raffaele Volpe, è sul versetto proposto dal Lezionario “Un giorno, una parola” per il mese di Marzo
GIOVANNI 11, 35
Dieci lettere. Non c’è alcun dubbio: è il versetto più breve di tutta la Bibbia. Ma debbo svelarvi un segreto: in realtà non è il versetto più breve. Nella lingua in cui fu scritto il Nuovo Testamento, il greco, il primo posto spetta a un altro versetto. In greco, Gesù pianse è composto da 16 lettere, il passo che a breve citerò ha invece soltanto 14 lettere. Per due lettere, il nostro versetto ha perso il primato. Ma non è solo una questione di primati, stupisce il fatto che il versetto che ottiene il primo posto sia completamente all’opposto. Se in Giovanni, Gesù piange, nella lettera ai Tessalonicesi Paolo scrive: Abbiate sempre gioia(5, 16).
Quando morì il papà di una mia cara amica, insieme ai miei amici ci riunimmo a casa sua per starle vicino. Per piangere con chi piange, come insegna l’apostolo Paolo. Noi preghiamo per chi soffre, ma non sempre le nostre preghiere coincidono con la volontà di Dio e, in questi casi, non ci resta che piangere con chi piange. Ma non ricordo come, forse una battuta di uno dei nostri amici, ci ritrovammo improvvisamente a ridere. Piangevamo e ridevamo nello stesso tempo.
Piangere e ridere. Su questi verbi si potrebbe scrivere la storia dell’umanità.
Sono stato a Berlino con una quarantina di ragazzi e di ragazze per ripercorrere le terribili tappe della persecuzione nazista. La cosa che ci ha fatto di più piangere è la cosiddetta operazione T4 che prevedeva l’uccisione di bambini nati con malattie genetiche o con disabilità mentali e fisiche. Erano considerate: “vite indegne di essere vissute”.
Lì, in quella follia infernale, piangere e gioire erano radicalmente separati: c’era chi gioiva e c’era chi piangeva. E chi piangeva era a causa di chi gioiva. Come può la malvagità umana giungere a tali estremi? Quando cerchiamo una definizione del demoniaco, credo che si dovrebbe partire da qui: è demoniaca ogni azione umana che, in chi la compie, produce gioia, e in chi la subisce produce il pianto.
Ogni volta che piangiamo e gioiamo noi mostriamo la nostra vulnerabilità umana. Questa è una parola poco utilizzata, eppure è davvero importante. Ci dice che ogni creatura vivente, è Vulner – abile. La prima parte del termine significa ‘ferita’, la seconda è una parola che qui potremmo tradurre con ‘predisposta’. Tutti gli esseri viventi sono predisposti a essere feriti. E quindi, ogni essere vivente è capace di ferire qualcun altro.
Ogni volta che noi ci dimentichiamo di essere ‘vulnerabili’, ci dimentichiamo di questo potere enorme che abbiamo sugli altri. Io sono sempre la causa del piangere e del ridere di qualcun altro.
Ogni volta che ci avviciniamo a qualcuno dovremmo essere consapevoli di questo enorme potere che abbiamo. Abbiamo il potere di far ridere e di far piangere.
Un esperto di comunicazione insegnava ad essere sempre cauti nel parlare, cercare di dire il meno possibile, cercare di affermare il meno possibile, perché è più importante chiedere, formulare domande, che fare affermazioni. E in questo Gesù è stato un grande maestro!
Ma a questo punto vorrei tornare al Vangelo perché ci racconta che Dio si rivela in Gesù che piange insieme. Gesù con-piange. Dio piange in Gesù con tutti e tutte noi. Dio in Gesù si rende vulnerabile ed è accanto a ogni creatura ferita.
Se ci troviamo per un motivo o per un altro a piangere, giriamoci attorno e scopriremo di non essere soli. Dio piange con noi! Così come Dio piange di noi, ogni volta che tradiamo la sua fedeltà, rinneghiamo il suo amore per noi. Ogni volta che noi siamo la causa del perché gli altri piangono.
Dio piange con noi nel Gesù del Getsemani, piange nella solitudine della croce. E solo perché Dio ha davvero pianto e continua a piangere, può comandare in modo perentorio di essere sempre allegri. Sempre, anche quando sembra illogico, come illogica fu l’alba della risurrezione.
Ma per poter piangere e gioire con Dio bisogna piangere con chi piange e gioire con chi gioisce.
Mi indigna come cristiano sentire usare anche in Italia la orribile parola ‘remigrazione’: l’uso di un potere illimitato di cacciare da un paese tutti coloro che non hanno lo stesso sangue. Si torna a quella logica della purezza della razza che tanta sofferenza ha provocato nel mondo.
Si può contrastare questa logica della morte non solo nella solidarietà con chi soffre, ma anche nell’imparare a seminare in questo mondo i semi della gioia della salvezza che viene da Dio, del suo amore per il mondo, del suo dono di Cristo per tutti e tutte. Amen.
meditazione a cura di
Pastore Raffaele Volpe
Raffaele Volpe è un pastore battista presso la chiesa battista di Pistoia. È stato presidente dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI) dal 2010 al 2016. Precedentemente segretario del Dipartimento Chiese Internazionali, è oggi segretario del Dipartimento di Teologia e membro della Commissione permanente per la storia del battismo.





