UCEBI

Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia

Una terra da coltivare, una speranza da condividere

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Il cammino dell’UCEBI accanto alle comunità battiste dello Zimbabwe, tra solidarietà, responsabilità e nuove possibilità di futuro

di Antonella Scuderi

Un terreno fertile non basta a garantire il pane. Occorrono acqua, strumenti e la possibilità di portare il raccolto al mercato. Occorre soprattutto che chi lavora possa farlo con speranza, nella fiducia di godere del frutto della propria fatica. Nella distanza fra la ricchezza della terra e la precarietà di tante famiglie si legge una delle contraddizioni più dolorose dello Zimbabwe. Ma è proprio dalle persone che quella terra abitano e coltivano che può cominciare un racconto diverso. Lo Zimbabwe possiede importanti risorse naturali e minerarie. Ma la sua più grande ricchezza è custodita nel suo patrimonio umano e spirituale che il linguaggio dell’emergenza rischia di eclissare: competenze, legami comunitari, una fede capace di crescere lungo le valli più aride. Chi predica nella Chiesa, chi insegna nelle scuole, cura negli ospedali o lavora nei campi, mantiene aperta, ogni giorno, una porta attraverso la quale si intravedono infinite possibilità di futuro. È da qui che bisogna partire per comprendere il Paese e immaginare di proseguire nella collaborazione fraterna che da decenni lega l’Ucebi a questa terra.

Le difficoltà restano profonde. La siccità impoverisce i raccolti e rende più incerto il sostentamento. La fame arriva anche dove il cibo sarebbe disponibile, ma manca il denaro per acquistarlo. Nelle zone rurali, una pompa guasta può costringere donne e bambini a lunghe camminate per procurarsi l’acqua. Il tempo speso a cercarla viene sottratto alla scuola e al lavoro: cosicché un bisogno elementare finisce per restringere le possibilità del domani. Le interruzioni di corrente aggravano questa fragilità. Quando una pompa si ferma o un’apparecchiatura sanitaria non può essere messa in funzione, diventa evidente quanto concetti come quelli di economia, ecologia e politica siano rilevanti per la vita reale di ciascuno. 

Potremmo celebrare la forza incredibile di chi sopravvive a privazioni e lutti, ma sarebbe ingiusto esaltare l’eroismo di chi continua a operare dentro questo sistema fatto di incertezza. Piuttosto dobbiamo interrogarci sulle responsabilità che rendono tanto gravosa un’esistenza trasformata in resistenza.  La corruzione disperde risorse preziose; l’ottusità di un sistema incapace di ascoltare i bisogni e valorizzare le competenze frustra troppe buone iniziative. È amaro constatare che, mentre si fatica a raccogliere le risorse necessarie per garantire un pozzo, un impianto solare o altre opere essenziali, c’è anche chi riesce a trasformare la crisi ambientale e la scarsità delle risorse in occasioni di speculazione e sfruttamento, talvolta persino con il sostegno o la complicità delle istituzioni statali. Quando alle promesse di sviluppo segue ancora la fatica di procurarsi l’acqua, anche la fiducia inaridisce. Contrastare queste storture richiede coraggio, ma anche organizzazione e collaborazione.

La collaborazione acquista qui un valore decisivo. È nel nome della collaborazione e della condivisione fraterna che l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi) ha deciso di fare un passo di fede, mettendo in comune con i fratelli e le sorelle battisti dello Zimbabwe alcune risorse per affrontare problemi davanti ai quali troppe famiglie risulterebbero sole. Una comunità che partecipa alla gestione di un progetto può custodirlo, verificarne il funzionamento e chiedere conto delle risorse impiegate. In questo modo, la solidarietà contribuisce anche a costruire una cultura della responsabilità.

Lo Zimbabwe è un grande paese, non solo per la ricchezza naturale (vedi le Cascate Vittoria), o spirituale e teologica, ma anche storica (vedi le mura del Grande Zimbabwe), ma anche per la capacità di innovazione ecologica e tecnologica che trova espressione nell’architettura. Ad Harare, per esempio, c’è l’Eastgate Centre che utilizza la circolazione dell’aria e le proprietà termiche dell’edificio per ridurre il ricorso alla climatizzazione tradizionale. Inaugurato nel 1996, l’Eastgate Centre comprende due blocchi di nove piani, con 26.000 metri quadri di uffici e 5.600 metri quadri di negozi, che grazie a una ventilazione ispirata ai termitai, integrata da ventilatori e dalla capacità della struttura di accumulare e rilasciare calore, utilizza secondo Arup il 90% in meno di energia necessaria a riscaldare e rinfrescare gli ambienti rispetto ai nostri sistemi convenzionali.

Per le nostre chiese, cooperare significa riconoscere il valore dei nostri interlocutori dai quali abbiamo molto da imparare. La fede vissuta nella precarietà e la disponibilità a sostenersi reciprocamente ci interroga sul nostro modo di abitare il mondo, condividendo un comune destino. Il profeta Isaia annuncia un deserto che si rallegra e fiorisce (35, 1). Questa promessa apre uno spiraglio anche nel nostro sguardo sul futuro: ci chiama a riconoscere possibilità di vita dove la rassegnazione vede soltanto aridità. La fioritura non è nelle nostre mani come un risultato garantito. Nelle nostre mani è però la responsabilità di accompagnare chi semina, di custodire l’acqua, di sostenere il lavoro. Con intelligenza e coraggio, insieme alle comunità dello Zimbabwe, possiamo coltivare questa attesa.

Accanto al sostegno a centinaia di orfani, ospedali e cliniche, stiamo avviando una fattoria ecosostenibile, con l’obiettivo di creare lavoro e reddito per le famiglie e condividere parte della produzione con chi è nel bisogno. Il rispetto della terra e il trattamento responsabile degli animali appartengono alla stessa idea di sviluppo: far crescere possibilità senza consumare ciò che dovrà sostenerle domani, perché in questo mondo siamo tutti e tutte uniti da una rete d’amore e d’interdipendenza sempre più visibile.

Antonella Scuderi, pastora della chiesa battista di Milano-via Pinamonte e referente per i progetti e la partnership con le Chiese Battiste dello Zimbabwe (BCZ)