UCEBI

Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia

Il dono della libertà

La meditazione a cura della pastora Helene Fontana, è sul versetto proposto dal Lezionario “Un giorno, una parola” per il mese di Ottobre
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù

GALATI 5, 1

Alcune parole ci danno subito associazioni positive quando le sentiamo. Penso che “libertà” sia una di queste. Che si tratti della libertà individuale, di decidere, di scegliere, di vivere secondo le proprie convinzioni e con i mezzi necessari per rispondere ai propri bisogni, oppure della libertà che coinvolge tutta una società, la libertà democratica, di pensiero, di espressione, di coscienza, non ci possono essere dubbi che essa sia una condizione positiva, a cui aspirare e per la quale impegnarsi. Chi non vorrebbe essere libero/a?

  A questa domanda – “chi non vorrebbe essere libero?” – l’apostolo Paolo avrebbe risposto: “i cristiani della Galazia, a quanto pare!”. L’apostolo era agitato, preoccupato, perché secondo lui i credenti galati stavano per commettere lo sbaglio della loro vita e non se ne rendevano conto: stavano per rinunciare alla loro libertà e per farsi mettere, metaforicamente, sulle spalle il giogo della schiavitù al servizio di un padrone inclemente e impossibile da soddisfare.

    Di libertà ce ne sono tante. A quale libertà stavano per rinunciare i galati? A una che in un primo momento può sembrare abbastanza lontana dai pensieri e dalla mentalità di noi che viviamo oggi: si trattava della libertà di non doversi preoccupare per la propria salvezza.

La salvezza… un termine poco usato oggi, poco sentito forse. Ma se sostituiamo la parola “salvezza” con altre che insieme contribuiscono a comporre il suo significato, penso che scopriamo che tanto lontano non è. Se invece di “salvezza” diciamo: vita, sicurezza, certezze, risposta ai bisogni profondi, senso, futuro… credo che il significato ci diventi più chiaro. E chi di noi non si preoccupa, anche oggi, di tutto questo? E chi non sarebbe felice di avere la libertà di non doversene preoccupare perché è tutto a posto?

 Paolo avrebbe risposto di nuovo: “i cristiani della Galazia, a quanto pare!”. I credenti galati provenivano dal paganesimo. Avevano risposto con fede alla predicazione del vangelo, della buona novella, di Gesù Cristo, Figlio di Dio, morto e risorto per la salvezza di tutti e tutte coloro che la vogliono accogliere con fede. Non dovevano più preoccuparsi di soddisfare le divinità capricciose o di fare sacrifici. Non dovevano neanche preoccuparsi di non sbagliare mai e di vivere vite perfette per poter essere accettati da Dio. Cosa che, d’altronde, sarebbe stato impossibile per loro come per chiunque. No, Gesù aveva messo a posto ogni cosa, liberamente, gratuitamente, senza condizioni se non quella della fede in lui.

Ma ora, si comprende dalla lettera di Paolo, qualcuno aveva convinto i credenti della Galazia che per essere accettati da Dio e avere la salvezza bisognava invece seguire quel comandamento della Legge ebraica che prescriveva la circoncisione. Una pratica che per gli ebrei era (ed è) segno dell’appartenenza al popolo di Dio. E magari i galati avranno pensato che nel dubbio era meglio farlo, così, per sicurezza…

    Per sicurezza… Era proprio qui che invece stava il problema, secondo Paolo, un grosso, insormontabile, problema. Perché, ricorda l’apostolo ai galati, l’unica sicurezza, l’unica salvezza, sta in Gesù e nella fede in lui. Nel momento in cui si cerca sicurezza, vita, certezze, senso e futuro – in una parola: salvezza  –  in qualcos’altro, che sia la circoncisione o i comandamenti o i sacrifici o le buone azioni o il denaro o il successo o il potere o una persona o quant’altro, ecco, in quel momento si rinuncia alla libertà che offre invece Gesù Cristo. E si ricade nella schiavitù della preoccupazione per la propria salvezza, per la propria vita, al servizio di un padrone che è impossibile soddisfare perché nessun mezzo umano potrà mai liberare definitivamente da quest’ansia.

Ma Cristo, ribadisce Paolo, ci ha liberati perché fossimo liberi e libere!

Liberi e libere non da ogni preoccupazione o da ogni problema o sofferenza. Ma liberi e libere dall’ansia per la nostra vita e per il nostro destino che ora non dipendono da noi ma sono nelle mani amorevoli di Dio. Liberi e libere, perciò, per poter guardare oltre noi stessi e noi stesse e dedicarci anche ad altro e ad altri/e, anche noi con amore e responsabilità, sostenuti e sostenute dalla fede in Gesù Cristo, che ci ha liberati e liberate. Amen.

meditazione a cura di

Pastora Helene Fontana

Helene Fontana è pastora battista in servizio presso la chiesa cristiana evangelica battista di Rivoli e Meana di Susa (Torino). E’ inoltre membro del Dipartimento di Teologia.