Bandiera bianca

Meditazioni

La meditazione, a cura della pastora Anna Maffei, è sul versetto proposto dal Lezionario “Un giorno, una parola” per il mese di Febbraio
“Ti rallegrerai di tutto il bene che il Signore, il tuo Dio, avrà dato a te e alla tua casa”

Deuteronomio 26, 11

Si parla in questi giorni di una nuova missione spaziale che porterà intorno al 2032 quattro astronauti sulla luna.

La prima – alcuni lettori ricorderanno – avvenne il 21 luglio 1969. Fu allora che fu piantata sulla superficie lunare la bandiera degli Stati Uniti. Gli americani, che non potevano rivendicare il possesso della luna, la piantarono lo stesso per affermare il fatto che vi erano arrivati per primi.

Le bandiere sono simbolo potente di orgoglio nazionale e di possesso. 

Il versetto scelto per il mese di febbraio dal Lezionario “Un giorno – Una parola” conclude una lunga parte del libro del Deuteronomio dedicato alle leggi da rispettare da parte di Israele. 

Il capitolo 26 comincia così: “Quando sarai entrato nel paese che il SIGNORE tuo Dio ti dà come eredità, e lo possederai e lo abiterai…” Che farai? Pianterai una bandiera e dirai “questo è mio”? “Qui non entra nessuno se io non voglio?”.  

No! Deuteronomio prosegue: “Prenderai delle primizie di tutti i frutti del suolo da te raccolti nel paese che il SIGNORE il tuo Dio ti dà, le metterai in un paniere e andrai al luogo che il SIGNORE il tuo Dio avrà scelto come dimora del suo nome”.

Un cesto di frutti della terra da donare al posto di una bandiera da piantare. 

Il paniere sarebbe stato preso dal sacerdote e deposto davanti all’altare di Dio dopo che il credente avrebbe affermato: “Io dichiaro oggi al Signore tuo Dio che sono entrato nel paese che il SIGNORE giurò ai nostri padri di darci”. 

Questa dichiarazione veniva prescritta a tutte le generazioni, dunque parla anche a noi. Ogni generazione riceve dalle mani di Dio la terra dove si trova, ogni generazione è chiamata a riconoscersi come fosse la prima. Nessun vanto, nessun orgoglio, nessuna boria da conquistatori, nulla di tutto questo!

E al v. 5 c’è la confessione di fede più antica della Bibbia che comincia con “Mio padre era un arameo errante”, cioè: mio padre era un nomade senza terra che con poche persone andò in Egitto e vi stette come straniero…”. È la storia di Giacobbe che venne salvato da una carestia andando come migrante economico in Egitto grazie ad una complessa trama che ebbe suo figlio Giuseppe per protagonista. In Egitto il popolo divenne numeroso e quella stessa nazione che aveva salvato loro la vita, li rese schiavi.  Allora il Signore udì il grido degli oppressi e intervenne per liberarli fino a condurli nella terra di cui ora godevano i frutti.

Solo questa narrazione poteva costituire l’antidoto all’orgoglio nazionalista. Dio fece sì che un’azione rituale annuale fosse riempita di significato e nutrisse la fede. Offrire un paniere pieno di frutti esprimeva la gratitudine di un popolo che da nomade era diventato stanziale, da senza terra era divenuto contadino e proprietario.

Ed è a questo punto che troviamo il versetto del mese che in versione completa dice: 

“Adorerai il SIGNORE, il tuo Dio, ti rallegrerai, tu col Levita e con lo straniero che sarà in mezzo a te di tutto il bene che il SIGNORE tuo Dio avrà dato a te e alla tua casa”

Dunque: “Ti rallegrerai” ma non da solo, con i leviti, che erano la tribù che non aveva terra e si dedicava al culto, al canto, alla Parola, e poi?  

E poi con “lo straniero che sarà in mezzo a te”.  È la gioia dell’abbondanza condivisa, solidale, accogliente. Il levita e lo straniero, anche se non possedevano la terra, avevano il diritto alla condivisione perché la gioia non è gioia se non è condivisa.

E noi? Noi possiamo vivere la nostra appartenenza nazionale come un privilegio meritato. È la logica dello slogan “prima gli italiani”. 

Eppure, la storia da cui veniamo è stata ininterrottamente una storia di immigrazioni ed emigrazioni, di vittorie e di sconfitte, di andate e di ritorni. Chi più chi meno ha vissuto movimenti in questa terra che è e rimane la terra di Dio e perciò di tutti e tutte. 

Il nostro culto va vissuto con la consapevolezza di un racconto di fede che ci ha preceduto e che è narrazione in cui identificarci come figli e figlie di un nomade senza terra.

Una nota conclusiva. Gli esperti dicono che la bandiera a stelle e strisce che venne piantata sulla luna, stinta dai raggi ultravioletti senza filtri, è oggi bianca. E va bene così. Noi come umani dovremmo alzare bandiera bianca su questa terra. Essa ci è stata affidata per un tempo perché ne condividiamo i frutti con i nostri compagni di umanità, primi fra tutti i senza terra, i richiedenti asilo, coloro cioè che il sistema attuale affama e perseguita, dovunque nel mondo. 

Dalla gioia di una famiglia veramente umana nessuno, nessuna  dovrebbe essere escluso. Forse allora ci sarà un domani.

meditazione a cura di

Pastora Anna Maffei

Anna Maffei è una pastora battista e teologa italiana.
È stata la prima donna presidente dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI), ha svolto il suo ministero pastorale in diverse chiese battiste d’Italia, affiancando all’attività ecclesiale quella di autrice e divulgatrice biblica.