La meditazione, a cura del pastore Ruggiero Lattanzio, è sul versetto proposto dal Lezionario “Un giorno, una parola” per il mese di Settembre
ECCLESIASTE 4, 6
Settembre è il mese della ripartenza. Dopo la pausa estiva riprendono le attività lavorative, la scuola, gli impegni e le scadenze. È facile lasciarsi trascinare da un ritmo frenetico, come se il valore della nostra vita dipendesse da quanto riusciamo a produrre, acquistare o accumulare.
L’Ecclesiaste, con straordinaria lucidità, smaschera un’illusione che attraversa ogni epoca. L’immagine delle “due mani piene” rappresenta la ricerca incessante di avere sempre di più: più denaro, più successo, più beni, più riconoscimenti. Ma questa rincorsa non conduce alla pace. È “corsa dietro al vento”: un affanno che promette soddisfazione senza mai offrirla davvero.
La società dei consumi alimenta continuamente questo meccanismo. Ci convince che la felicità si trovi sempre nel prossimo acquisto, nel prossimo traguardo, nella prossima esperienza da vivere. Così rischiamo di sacrificare il tempo, la serenità e persino gli affetti sull’altare della produttività e del possesso.
Eppure, quando tutto sembra riempire le nostre mani, spesso il cuore resta vuoto. Per questo il sapiente afferma che è preferibile “una mano piena, con riposo”. Non si tratta di un invito alla pigrizia o alla rinuncia irresponsabile, ma alla giusta misura e all’equilibrio. L’Ecclesiaste ci ricorda che esiste una ricchezza ben più profonda dell’accumulo sfrenato, fonte di stress e inutili affanni: il riposo.
Il termine ebraico tradotto qui con “riposo” (naḥat) non indica semplicemente l’assenza di lavoro o l’ozio, ma richiama piuttosto l’idea di quiete, tranquillità e appagamento, in contrasto con l’affanno incessante di chi vive nell’inseguimento del possesso.
Il riposo, quindi, è anzitutto liberazione dall’inquietudine del possesso. È l’atteggiamento di chi riconosce che la vita non si costruisce accumulando, ma accogliendo con gratitudine le benedizioni materiali e spirituali che Dio ci concede, senza lasciarsi catturare dalla tentazione di inseguire affannosamente ciò che sfugge. Questo riposo è il frutto di una vita riconciliata con Dio, capace di gustare ciò che ha ricevuto dalla sua mano, senza diventare schiava dei beni di questo mondo.
Gesù approfondisce ulteriormente questa prospettiva, invitando i suoi discepoli a non affannarsi per il domani, fino a lasciarsi sopraffare dall’ansia per ciò che mangeranno o per come vestiranno. Egli, così, dice loro: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più” (Mt 6, 33). Quando Dio occupa il primo posto, i beni ritrovano la loro giusta posizione, diventando nostri strumenti e non nostri padroni.
Gesù, inoltre, riprende la critica dell’Ecclesiaste sull’inutilità dell’accumulo fine a se stesso nella parabola lucana del ricco stolto, introducendo il suo insegnamento con queste parole: “State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall’abbondanza dei beni che uno possiede che egli ha la sua vita” (Lc 12, 15).
Come ha osservato anche lo psicologo Erich Fromm nel celebre saggio Avere o essere? (1976), chi orienta la propria esistenza verso l’avere finisce per identificare se stesso con ciò che possiede: diventa ciò che ha. Se perde i propri beni, rischia di smarrire anche la propria identità.
La vera ricchezza non si misura tanto dalla quantità degli averi quanto dalla qualità delle relazioni. I beni accumulati possono riempire una casa, ma soltanto l’amore può trasformarla in un focolare. Nessun patrimonio può sostituire una famiglia unita, un’amicizia sincera, una comunità che sostiene o il tempo donato a chi amiamo.
All’inizio di questo nuovo mese, la Parola ci invita a scegliere una via diversa da quella proposta dalla cultura dell’accumulo. La sobrietà evangelica non impoverisce la vita: la libera. Ci insegna a essere grati per ciò che abbiamo, a condividere con generosità e a custodire il riposo come dono di Dio. Chi non vive schiavo del possesso scopre la gioia delle cose essenziali e la bellezza delle relazioni autentiche.
Che il Signore ci doni mani meno affollate di cose e cuori più colmi della sua pace, perché una vita vissuta con sobrietà, fiducia e amore vale molto più di qualsiasi tesoro accumulato. La vera ricchezza, infatti, non dipende dalla capacità di possedere sempre di più, ma dal saper riconoscere e apprezzare i doni ricevuti da Dio nella semplicità di ogni giorno. E allora buona ripartenza, ma senza affanni!
meditazione a cura di
Pastore Ruggiero Lattanzio
Ruggiero Lattanzio è pastore battista in servizio presso la chiesa cristiana evangelica battista di Conversano (Bari).





