UCEBI

Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia

Cuba, una carezza di solidarietà

Intervista a Luca Bondi, presidente di Semi di Pace, presente sull’isola da 28 anni con azioni di cooperazione che ha promosso il progetto a cui ha aderito l’UCEBI

di Marta D’Auria

Cuba attraversa da decenni una grave crisi economica, aggravata dall’embargo statunitense e dalle difficoltà di approvvigionamento. Negli ultimi mesi, nuove misure degli Stati Uniti hanno ulteriormente stretto la pressione sull’isola, contribuendo a una drammatica emergenza energetica. Ne abbiamo parlato con Luca Bondi, presidente di Semi di Pace a Tarquinia, associazione presente a Cuba da 28 anni con azioni di cooperazione culturale e aiuti umanitari, che ha promosso il progetto “Cuba nel cuore”, a cui ha aderito l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi).

– Quali difficoltà ha riscontrato durante la sua ultima visita fatta la scorsa estate?

«Il 29 gennaio il governo statunitense ha emanato un ordine esecutivo che ha ulteriormente isolato Cuba, bloccando l’approvvigionamento di carburante. Da allora la situazione è precipitata. Sono stato sull’isola per 45 giorni e ho vissuto direttamente i disagi quotidiani. Dopo l’arrivo, a febbraio, di una petroliera russa, il sistema energetico nazionale è entrato sempre più in crisi. Ho assistito a cinque blackout nazionali: all’Avana si è rimasti anche 48 ore consecutive senza elettricità, nelle province periferiche fino a 60-72 ore. Per un Paese non attrezzato con fonti energetiche alternative, questo ha significato mettere in ginocchio l’intero sistema».

– Dopo tante missioni a Cuba, ha trovato qualcosa di diverso nel modo in cui le persone stanno affrontando la situazione?

«Mi ha sempre colpito la capacità di resistenza del popolo cubano, ma oggi ho avvertito anche tanta stanchezza e una diffusa perdita di speranza. Ascoltando le persone, incontri dolore e sofferenza, fisica e psicologica, soprattutto tra i più fragili, come gli anziani. Sono situazioni che ti attraversano e ti strappano il cuore».

– Come si affronta la vita quotidiana senza elettricità?

«Da mesi non è possibile conservare regolarmente gli alimenti in frigorifero. Le famiglie, e soprattutto le madri, faticano a garantire il necessario ai bambini e agli anziani. Si vive alla giornata, acquistando nei mercati ciò che si può consumare subito.  Si capisce bene che anche l’alimentazione è limitata e spesso inadeguata. Inoltre, muoversi è difficile: ci si affida alla bicicletta, quando disponibile, perché il carburante scarseggia. Pensate a cosa significhi dover accompagnare un malato in ospedale senza poter contare su un’ambulanza. E poi c’è il caldo: nelle case, senza ventilatori, si soffre con temperature che raggiungono i 40-45 gradi e un’umidità altissima».

– L’Ucebi ha partecipato al progetto “Cuba nel cuore”, raccogliendo offerte per acquistare pannelli solari da inviare alle chiese della Federazione delle chiese battiste di Cuba (Fibac). Dopo molti ostacoli, un container pieno di aiuti è finalmente arrivato e la distribuzione è iniziata. Che cosa rappresenta questo progetto?

«È una carezza per il popolo cubano. Quando abbiamo lanciato l’iniziativa, a febbraio, non immaginavamo che avrebbe mobilitato una rete così grande di generosità in tutta Italia: scuole, associazioni, istituzioni, famiglie, gruppi e chiese battiste dell’Ucebi.

Nel container abbiamo raccolto alimenti, prodotti igienico-sanitari, materiali didattici, apparecchiature sanitarie, vestiti, pannolini, pannoloni per anziani e biciclette destinate ai medici di famiglia, perché possano raggiungere i malati nei villaggi. A questo si aggiungono dieci kit di pannelli solari per le comunità battiste della Fibac: potranno alimentare frigoriferi e garantire elettricità per accogliere le persone e prendersi cura dei più fragili.

Il container è partito da Genova il 19 giugno, ma le nuove sanzioni statunitensi hanno indotto la compagnia navale a dirottarlo a Veracruz, in Messico, dove è rimasto per oltre un mese. Solo il 3 ottobre siamo riusciti a recuperarlo al porto di Mariel. Anche lo sdoganamento e il trasferimento della merce hanno subito ritardi a causa della crisi energetica.

Finalmente gli aiuti sono in un magazzino e la distribuzione è cominciata. I primi materiali consegnati sono stati proprio i kit solari destinati alla Fibac, insieme ad alcuni prodotti alimentari per le comunità».

– Di fronte a tanti ostacoli, perché è importante continuare a sostenere Cuba? Quale ruolo possono avere le chiese e le associazioni?

«José Martí, al quale Semi di Pace si ispira spesso, scriveva: “Con i poveri della terra voglio condividere il mio destino”. Questo pensiero ci ha motivati e sostenuti anche nei momenti più difficili. Non è mai stato facile operare a Cuba, ma non ci siamo arresi. Anche il Vangelo ci indica la strada: in Matteo 25 Gesù si identifica con chi ha fame, sete e bisogno.

È un invito a stare dalla parte dei poveri e a non fermarci davanti alle difficoltà. Certo, non possiamo abbracciare il mondo intero, ma possiamo scegliere di accompagnare un popolo. Noi, da 28 anni, abbiamo scelto Cuba. Oltre agli aiuti materiali, vogliamo offrire una carezza di tenerezza. Spesso chi ha ricevuto il nostro sostegno ci ha detto: “Sentiamo che non siamo soli e che non siamo dimenticati”.

È questo che ci incoraggia a continuare: piccoli gesti possono fare la differenza nella vita delle persone.Semi di Pace e Ucebi è stata una testimonianza di ecumenismo della carità e della fraternità. Ha trasmesso speranza anche a tante persone non credenti, che hanno apprezzato questa collaborazione. Con Cuba nel cuore abbiamo reso concreto ciò che spesso affermiamo nei discorsi e nei propositi.

Certo, c’è ancora molto da fare, ma andiamo avanti confidando nell’aiuto di Dio!».

Luca Bondi, presidente dell’ass. Semi di Pace

Articolo tratto da: riforma.it