A Roma si è aperta la nuova edizione del Progetto “Edith Bruck”, che coinvolge studenti, studentesse, e insegnanti in un percorso di educazione alla memoria della Shoah, alla libertà e alla nonviolenza
Educare alla memoria per comprendere le complessità del presente, contrastare l’antisemitismo e fornire alle giovani generazioni gli strumenti per sviluppare un pensiero libero, critico e consapevole. Con questi presupposti si è aperta ufficialmente a Roma la nuova edizione del Progetto Edith Bruck, un percorso formativo itinerante rivolto a studenti, studentesse, e insegnanti provenienti da numerose scuole d’Italia (Ferrara, Priverno, Garbagnate Milanese/Arese, Roma, Pomezia, Cagliari, Monserrato).
Nata quattro anni fa come “Tra Resistenza e Resa: per (Soprav)vivere liberi!”, l’iniziativa ha assunto oggi il nome di Edith Bruck, in omaggio alla scrittrice e testimone della Shoah che la segue fin dalle origini e che ha voluto sostenerla anche con una generosa donazione. Il progetto, promosso in stretta sinergia dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) con la presenza attiva del suo direttore Gadi Luzzatto Voghera e dall’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI), il progetto si avvale del contributo di importanti realtà partner e finanziatori, tra cui la Biblioteca Ostinata, l’Associazione Camis de Fonseca, TOLI, la Fondazione Ernesta Besso e l’UCEI.
La prima giornata: la libertà dell’arte e la memoria nei luoghi
La due giorni romana ha preso il via domenica 18 ottobre a Palazzo Bonaparte con una visita guidata alla mostra dedicata a Vasilij Kandinsky, figura di spicco della nascita dell’arte astratta. A margine della visita, gli studenti e le studentesse hanno partecipato al workshop “Kandinsky nell’Europa dei totalitarismi: arte, libertà, persecuzione ed esilio”, a cura delle docenti Deborah D’Auria e Alessandra Forbiti. Divisi in gruppi, i ragazzi e le ragazze hanno analizzato il concetto nazista di Entartete Kunst («arte degenerata»), attraverso cui il regime colpì le avanguardie, rimuovendo le opere dai musei e perseguitando gli artisti. L’osservazione delle opere si è trasformata in una riflessione attiva sul valore del pluralismo culturale e sulle forme di resistenza intellettuale di fronte al tentativo del potere di stabilire cosa possa essere considerato arte.

Nel pomeriggio, il gruppo si è trasferito nel cuore della Roma ebraica per una visita al Museo Ebraico e al Tempio Maggiore. In un’atmosfera di profondo raccoglimento, legata al ricordo del tragico rastrellamento del 16 ottobre 1943, gli studenti hanno partecipato alla lettura dei nomi delle oltre mille persone deportate verso Auschwitz. Il percorso è poi proseguito alla Casina dei Vallati, sede della Fondazione Museo della Shoah, per la mostra La fine dei lager nazisti, curata da Marcello Pezzetti e guidata da Marco Di Porto. Momento culminante della giornata è stato l’incontro con Gabriele Sonnino, sopravvissuto da bambino alla razzia del ’43 grazie al coraggio di un lattaio del quartiere, Francesco Nardecchia, che finse che Gabriele e la sorella fossero suoi figli, salvandoli dalla deportazione. Una testimonianza toccante che ha mostrato ai giovani il valore determinante delle scelte individuali e della solidarietà umana di fronte al male.

Gabriele Sonnino
La conferenza al Senato e la forza della ricerca archivistica
La seconda giornata – lunedì 19 ottobre – ha avuto inizio nella prestigiosa cornice della Biblioteca del Senato della Repubblica “Giovanni Spadolini”. L’incontro inaugurale, rivolto a studenti/esse, docenti e istituzioni, si è aperto con la lettura di un messaggio inviato da Liliana Segre ed è stato scandito dagli interventi dei principali promotori e relatori: Livia Ottolenghi, Alessandro Spanu, Gadi Luzzatto Voghera, Deborah D’Auria, Lior Inbar e Liliana Picciotto.
I lavori hanno affrontato la difficile condizione in cui versano le giovani generazioni, immerse in contesti spesso ostili in cui è faticoso esprimere liberamente le proprie identità, ponendo un accento particolare sulla ripresa dell’antisemitismo. Livia Ottolenghi, presidente dell’Ucei, ha definito l’antisemitismo un «fenomeno sottoespresso e sottodimensionato» che richiede rigore storico, apertura all’amicizia reciproca e attitudine al dubbio per andare oltre le narrazioni superficiali. Alessandro Spanu, presidente dell’UCEBI, ha rievocato — a 80 anni dal voto alle donne — la figura della diciassettenne partigiana Teresa Mattei, espulsa da scuola nel 1938 per essersi opposta alle leggi razziali, ricordando che la formazione della coscienza individuale è l’unico vero baluardo contro ogni totalitarismo e disumanizzazione.
L’aspetto della ricerca storica e della conservazione delle fonti è stato approfondito da Lior Inbar, che ha ripercorso la nascita della Ghetto Fighters’ House e l’opera pionieristica di Miriam Novitch nel recuperare documenti e oggetti nell’Europa del dopoguerra, e dalla storica Liliana Picciotto (CDEC). Picciotto, dopo aver condiviso un ricordo personale su Miriam Novitch, ha illustrato come la ricerca d’archivio sui fondi dell’Armata Rossa a Mosca o sulle 600.000 domande di riconoscimento partigiano conservate all’Archivio Centrale dello Stato permetta ancora oggi di portare alla luce storie dimenticate di ebrei che presero parte alla Resistenza. Un lavoro confluito anche nel portale digitale Resistenti ebrei d’Italia della Fondazione CDEC.

Lior Inbar con la docente Francesca Congiu
A chiusura dell’evento è stata proiettata un’intervista video realizzata da Deborah D’Auria a Edith Bruck: un dialogo toccante che ha spaziato dal rapporto tra poesia e impegno civile al ricordo del marito Nelo Risi, fino all’importanza dell’incontro intergenerazionale per ricostruire un linguaggio di valori condivisi.

I workshop al Liceo “Renzo Levi” e le prospettive del progetto
Nel pomeriggio, le attività didattiche si sono trasferite presso il Liceo ebraico “Renzo Levi” di Roma con tre workshop paralleli:
- Raffaele Volpe ha condotto un laboratorio sul linguaggio della nonviolenza ispirato all’amicizia e all’alleanza tra Martin Luther King Jr. e Abraham Joshua Heschel, conclusosi con la stesura di un «decalogo della nonviolenza» da parte dei ragazzi e delle ragazze.
- Lior Inbar ha guidato gli studenti e le studentesse nell’analisi delle fonti figurative e dei disegni conservati presso la Ghetto Fighters’ House.
- Deborah D’Auria ha diretto il seminario metodologico per docenti “Insegnare la Shoah quando non esiste una risposta semplice”, invitando gli/le insegnanti a un’analisi critica delle scelte didattiche, dell’uso delle immagini e della rimodulazione delle lezioni a partire dalle biografie di Miriam Novitch e Rita Rosani.

Il ricco programma del Progetto Edith Bruck per l’anno scolastico 2026-2027 proseguirà nei prossimi mesi con incontri di formazione sulla propaganda nazista, l’Aktion Reinhardt, le donne nella Resistenza e gli internati militari italiani. Il percorso culminerà in primavera con un viaggio di studio e seminario residenziale in Polonia (con tappe a Lublino, Łódź, Varsavia, Cracovia e nei campi di Treblinka, Majdanek, Bełżec e Sobibór) e con un incontro speciale nel mese di gennaio con lo scrittore Erri De Luca, confermando come la memoria della Shoah debba farsi responsabilità attiva e quotidiana nel presente.
Informazioni e programma completo: www.progettoedithbruck.it.
Qui la registrazione integrale del convegno di apertura: Progetto Edith Bruck. Miriam Novitch, Edith Bruck, Rita Rosani: tre donne, una memoria, una scelta. (19.10.2026)
Nella foto di apertura, da sin.: past. Alessandro Spanu, pres. Ucebi e Gadi Luzzatto Voghera, direttore del CDEC





