UCEBI

Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia

La meditazione a cura della pastora Paola Zambon, è sul versetto proposto dal Lezionario “Un giorno, una parola” per il mese di Novembre
Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance, in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra

isaia 2, 4

Il mese di novembre si apre in molti Paesi del mondo ricordando la fine della Prima Guerra Mondiale: in Italia celebriamo il 4 novembre la fine del conflitto sul nostro fronte, mentre in gran parte d’Europa e a livello internazionale si commemora l’armistizio dell’11 novembre 1918. In occasione delle commemorazioni, vengono deposti fiori in omaggio ai caduti e pronunciati discorsi solenni; e viene spontaneo, ogni volta, chiederci che cosa abbiamo imparato da un evento bellico di quella portata, che ha mostrato tutto il peso tragico della guerra sulla pelle di milioni di giovani.

La storia successiva che arriva fino ai nostri giorni ci dice purtroppo che la tentazione della guerra continua a ripresentarsi con la stessa ferocia distruttiva. Il profeta Isaia risponde a questa domanda guardando avanti: verrà il giorno in cui le nazioni non impareranno più la guerra.

Il verbo imparare non è scelto a caso dal profeta: perché la guerra si impara. Si impara nelle scuole di addestramento, nei libri che celebrano le vittorie, nel linguaggio con cui descriviamo gli avversari, e anche nei bilanci pubblici che aumentano le spese militari a scapito dei diritti sociali, della sanità e dell’istruzione.

Nessuno nasce soldato: ogni generazione riceve dalla precedente l’addestramento che la forma nell’obbedienza e nel modo di vedere il mondo, e la trasmette con la convinzione di compiere un dovere irrinunciabile.

Se la guerra si impara, anche la pace può essere imparata, e le parole di Isaia suggeriscono che si tratta di un lavoro. Il profeta immagina dei fabbri, che prendono le armi che già esistono, le portano alla fucina e le riforgiano, per farne strumenti con cui poter coltivare la terra. La conversione descritta da Isaia è materica, rumorosa, pesante: l’unico modo con cui si può far cambiare forma e funzione al ferro è accettare il disagio del fuoco e della fatica. La tecnologia, le risorse, l’ingegno e l’energia usati per distruggere possono essere riconvertiti per nutrire, coltivare e far vivere, e questo avviene attraverso scelte coscienti e molto concrete.

Il versetto ci descrive anche l’ordine in cui le cose succedono. Prima c’è un giudizio: Dio sarà arbitro fra molti popoli, e le controversie verranno sciolte con giustizia. Soltanto dopo le armi vengono trasformate. Infatti, ogni tregua che trascura di occuparsi dei torti subiti è quasi sempre solo l’attesa del conflitto successivo: conoscendo bene questa verità, la pace biblica mette sempre insieme la pace con il diritto e la giustizia, e non dimentica il grido delle vittime.

La Bibbia conosce anche il movimento opposto. In Gioele 3, 10 si legge l’invito a forgiare spade con i vomeri e lance con le roncole. Come fabbri, noi possiamo lavorare in entrambe le direzioni. Isaia sceglie un annuncio di speranza, e a noi tocca decidere in quale verso muovere il martello nelle nostre scelte quotidiane, individuali, comunitarie e politiche.

Ciascuno e ciascuna di noi ha a disposizione una fucina, per quanto modesta, nella quale si può lavorare ogni giorno: nel modo in cui parliamo di chi la pensa diversamente e nel modo in cui interpretiamo e viviamo i conflitti. Anche la formazione che offriamo nelle nostre chiese può diventare una scuola di pace, dove leggiamo le Scritture insieme e accettiamo la fatica della trasformazione dei nostri strumenti. Chiediamo al Signore di renderci allievi e allieve presenti della scuola in cui si impara la pace e si disimpara la guerra. Amen.

meditazione a cura di

Pastora Paola Zambon

Paola Zambon è pastora battista in servizio presso la chiesa cristiana evangelica battista di Torino Lucento e di Venaria (Torino). È inoltre presidente del Collegio pastorale battista (CPB)