Nel corso dei lavori del Sinodo, convocato a Torre Pellice (To) dal 23 al 27 agosto 2025, è intervenuto il presidente dell’Ucebi, pastore Alessandro Spanu. Di seguito riportiamo il suo intervento rivolto ai sinodali

Cara presidente del Sinodo, cari fratelli e care sorelle,
Vi voglio bene! L’emozione nel rivolgermi a voi dipende certamente dall’autorevolezza di questa assemblea, ma soprattutto dalla responsabilità che sento per una relazione che è costitutiva del mio modo di essere cristiano e di vivere la chiesa.
Lo scorso autunno, una delegazione delle Chiese battiste dello Zimbabwe è venuta a trovare l’Ucebi, ha partecipato all’Assemblea Generale e visitato il nostro Paese e le Chiese. Una parte della delegazione è venuta in Piemonte, ha visitato le Valli Valdesi, la Chiesa e l’Asilo di San Germano: infatti, non è possibile capire le battiste e i battisti italiani, l’Ucebi, al di fuori dalla relazione con le Chiese Metodiste e Valdesi. Dunque, sento la responsabilità e la gioia per una relazione che, secondo l’immagine dell’edificio ben collegato, va innalzandosi per essere un tempio nel Signore (Efesini 1, 20s.)
Cinquant’anni di patto d’integrazione, trentacinque anni di patto di reciproco riconoscimento. Il patto è la cifra della nostra relazione ed è il contributo che diamo a un Paese e, più in generale a un mondo, che afferma con violenza l’arbitrio del più forte.
Due patti tra Chiese diverse nella teologia, nella storia, nelle ecclesiologie, nelle sensibilità spirituali per esprimere visibilmente due modi di vivere l’unità delle persone cristiane: è la nostra proposta ecumenica per l’unità delle persone cristiane. Possiamo essere visibilmente uniti come cristiane e cristiani esprimendo con gioia e libertà le diverse forme di chiese che teologie, spiritualità e storie diverse hanno determinato.
Ritengo che queste due modalità di vivere il patto d’unità significhi riconoscere quella libertà e sperimentazione che non ci chiedono un’adesione completa alle reciproche iniziative alle quali possiamo, però, guardare con curiosità e attenzione.
Due patti che vanno vissuti, sostenuti, alimentati. Due patti che richiedono il nostro impegno perché sulle relazioni o si investe oppure esse si atrofizzano e finiscono: non vi è una terza possibilità. Mi rallegro profondamente che la Comunione delle Chiese Protestanti in Europa guardi al patto di reciproco riconoscimento come un accordo pionieristico e mi auguro che, insieme, possiamo tirare la volata degli accordi tra la Comunione delle Chiese Protestanti in Europa e la Federazione Battista Europea.
Ho partecipato ad altri Sinodi: questa è la prima volta come presidente. Ho ascoltato i dibattiti con partecipazione perché le questioni che affrontate sono quelle che affrontiamo anche noi. In particolare, vi sono riconoscente per il dibattito di ieri sulla guerra tra il governo Netanyahu e Hamas a Gaza e in Cisgiordania. Il contrasto del nazionalismo cristiano, di una lettura strumentale e ideologica della Bibbia, l’affermazione del Diritto Internazionale, la condanna di questa guerra come un crimine contro l’umanità sono i temi che contraddistinguono le dichiarazioni del Comitato Esecutivo.
I prossimi passi. Nella primavera del 2026, ad Ecumene, riprenderemo il confronto sul battesimo. Mi auguro che avremo la capacità e la creatività di pensare, in modo fedele all’Evangelo e adeguato alla missione delle nostre Chiese, un percorso di iniziazione cristiana che, da una parte accolga l’impegno della Chiesa e della famiglia nell’educazione cristiana, e dall’altra riconosca l’importanza della confessione di fede della persona credente; che da una parte affermi che l’evento fondativo del battesimo è la Croce e dall’altra riconosca che quel battesimo è esistenzialmente rilevante perché vi è la risposta “io credo che Gesù risorto sia il mio Signore e Salvatore”. Risposta, che in un’epoca indifferente, ha anche un valore sociale e politico!
Abbiamo un testo sulle collaborazioni territoriali. Auspico che le chiese lo leggano perché, a mio avviso, le collaborazioni tra chiese ministri e ministre sono l’ambito privilegiato dove va edificandosi la nostra comunione.
Dobbiamo ripensare insieme la comunicazione sia quella del nostro giornale comune “Riforma”, sia quella della nostra casa editrice “Claudiana” affinché sappiamo navigare nel mare turbolento dei cambiamenti che stiamo vivendo. Allo stesso modo è opportuno che ripensiamo insieme i percorsi di formazione delle sorelle e dei fratelli che intendono servire nelle nostre Chiese.
Concludo con una proposta. Entro il 2027 organizzeremo la prossima Assemblea Sinodo, sarà necessario pensarla alla luce delle sperimentazioni nella gestione dei tempi e nell’impiego degli strumenti tecnologici che stiamo introducendo nelle rispettive assemblee deliberative. Ma oltre all’Assemblea Sinodo, a mio avviso, dobbiamo inventare un incontro che serva a stare insieme, a conoscerci: una vacanza comune nella quale trascorriamo del tempo insieme, preghiamo insieme, cantiamo insieme, ascoltiamo insieme la parola del Signore, pensiamo e sogniamo insieme. Ci vogliamo bene: dobbiamo trovare i modi per dircelo!
Grazie





